COVID19: dilettanti ancora più a rischio.

L’attenzione dei media si è da tempo focalizzata sulla ripresa dei campionati e su ogni altro possibile scenario, con le eventuali conseguenze connesse ad essi. C’è da dire che, seppur con grande difficoltà, il mondo del professionismo ha comunque la forza organizzativa ed economica per superare questo momento. Non dimentichiamo che la maggior parte delle società sportive sono dilettantistiche e che ormai, molte di esse, sono parte integrante del nostro tessuto sociale, pensiamo al Calcio Femminile, al Futsal, alle Scuole Calcio solo per citarne alcune. Per avere contezza dei numeri di cui stiamo parlando facciamo riferimento ai dati della LND (Lega Nazionale Dilettanti) che non a caso detiene la maggioranza dei delegati tra gli organi federali.

Citando testualmente l’analisi della LND, “Il calcio dilettantistico e giovanile continua a rappresentare il principale movimento sportivo presente in Italia: nel 2019 si contano 12.350 società e 66.025 squadre, per un totale di 1.045.565 calciatori (di cui il 64% impegnati nell’attività di Settore Giovanile e Scolastico) e 564.473 partite ufficiali disputate. Nel corso dell’ultimo quinquennio si è assistito tuttavia ad un leggero decremento dei principali indicatori (con una diminuzione media annua dell’1,2% del numero di calciatori e del 2,4% per quanto riguarda le società, mentre le squadre risultano in crescita dello 0,2%). I dati sui calciatori tesserati testimoniano quanto il calcio dilettantistico e giovanile rappresenti uno sport profondamente diffuso e radicato (a livello nazionale, circa un italiano su 58 risulta tesserato per una società di calcio).

Cosimo Sibilia (attuale presidente LND) ha espresso molta preoccupazione per il movimento citando uno studio secondo cui questa crisi potrebbe causare la scomparsa del 30% delle società dilettantistiche. Ma quali sono le differenze con il professionismo?

Prima di inoltrarci nella nostra piccola analisi è necessario specificare che il movimento dilettantistico si presenta molto eterogeneo, con un gran numero di società divise per categorie, importanza ed obiettivi.

  • La prima sostanziale differenza è la totale assenza di ricavi dovuti a Diritti TV. Le società dilettanti, soprattutto di serie D, hanno un seguito di tifosi abbastanza elevato da garantire la sostenibilità attraverso introiti da match day (ricavi da stadio). Se pensiamo poi a società come Bari o Palermo, questo tipo di incasso è ancora più sostenuto per blasone e per bacino di utenza tali da meritare palcoscenici ben più importanti.
Foto Palermo-Nola 1929
  • Una seconda differenza la possiamo rilevare nelle sponsorizzazioni. Man mano che scendiamo in categorie inferiori queste entrate costituiranno una voce sempre più importante per bilanciare i costi, pur parlando di cifre minori, proporzionali alle dimensioni dei club. In molti casi si fa leva sul tessuto della piccola imprenditoria locale, legate alle società da sentimenti di appartenenza.
  • Gli accordi economici con calciatori, allenatori, dirigenti e collaboratori sportivi presentano diverse peculiarità. Mentre per la Serie D vengono sottoscritti contratti da rispettare obbligatoriamente tra le parti, nelle serie minori in molti casi non vengono utilizzati a scapito della credibilità delle società e dell’assenza di tutele.
  • Infine il settore giovanile e con esso l’importante attività anche sociale svolta dalle scuole calcio dislocate sul territorio. Il sostegno economico a queste realtà è, nella maggior parte dei casi, dato dalle quote di iscrizione che mensilmente le famiglie concedono alle società più una piccola parte derivante dalle sponsorizzazioni. L’analisi condotta da Calcio e Finanza (https://www.calcioefinanza.it/2020/04/11/coronavirus-calcio-dilettantistico-fallimenti-serie-d/) considera una retta annuale di 300€ ed evidenzia attraverso lo schema in seguito il danno economico per numero di iscritti.
Impatto del Coronavirus sulle scuole calcio.

Tutte le differenze sopra citate comportano uno studio approfondito sulle soluzioni adottabili per evitare che il movimento dilettantistico finisca per subire conseguenze più gravi rispetto a tutte le altre leghe. Non entriamo nei tecnicismi delle misure fino ad ora adottate dal governo ma, possiamo dire che in parte si è pensato di colmare le difficoltà economiche delle fasce più deboli di questo sistema, come i collaboratori sportivi o le piccole società che potranno richiedere dei crediti ad hoc per sostenersi.

Per il futuro pensiamo sia necessario rivedere le norme attuali sulla contrattualistica dei collaboratori sportivi, dirigenti e allenatori introducendo tutele crescenti. Aiutare le società con accesso al credito e regimi fiscali agevolati. Sostenere tutto il movimento giovanile e le scuole calcio attraverso la concessione gratuita delle strutture pubbliche. D’altra parte è necessario anche un impegno dei club nell’attuazione di una progettazione rigorosa e sostenibile. Molto spesso ci troviamo di fronte a territori frammentati in cui tante piccole società si dividono il bacino di utenza di giovani calciatori o tifosi, è arrivato il momento di unire le forze per superare un presente difficile e progettare un futuro migliore.

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