Covid-19 occasione per riorganizzare le competizioni.

I vertici del calcio discutono da giorni sulla cancellazione definitiva o l’eventuale ripresa dei campionati. Le cifre in gioco sono importanti e si cerca in tutti i modi di salvare gli interessi economici della Football Industry. Oggi ci si accorge che il debito delle società è aumentato del 44% negli ultimi 5 anni e che una crisi del genere può far saltare la loro sostenibilità. Si cerca di correre ai ripari negoziando le ultime rate che le Pay TV devono ai club o istituendo un piano per il taglio degli stipendi dei calciatori. Le riunioni che si susseguono riguardano tutte decisioni a breve termine senza mai porre le basi per una riflessione sull’organizzazione futura del calcio. Pochi giorni fa il presidente FIFA Infantino in un’intervista concessa alla gazzetta dello sport dice: “Forse è l’ora di discutere una riforma del sistema, meno partite e più equilibrio”. Potrebbe essere l’occasione giusta per riformare questo sport? Perchè si è arrivati ad un calendario così fitto di impegni con una Serie A a 20 squadre tale da rendere il recupero così difficoltoso? Cosa comporta diminuire il numero di partite riducendo il numero di squadre per competizione? Cercherò di ripercorrere la storia delle competizioni europee e come si è giunti ad una partecipazione così ampia di club a partire dalla nostra Serie A.

LA STORIA

Il primo campionato di Serie A a girone unico si ebbe nel 1929 con 18 squadre partecipanti. Il primo passaggio a 16 squadre coincide con il primo campionato dopo il titolo mondiale del 1934 con l’obiettivo di aumentare il valore delle nostre squadre di club, che iniziano ad affrontare avversarie straniere, inglesi e tedesche. Si giocherà però a 16 squadre fino al 1943. Dopo la figuraccia con la Corea del Nord (la peggior sconfitta in un mondiale), il campionato ritornò a 16 squadre chiudendo le frontiere a stranieri e oriundi. Si procede così per ben 21 anni raggiungendo i successi che molti ricorderanno degli anni ’80. Il 1988 segnò il ritorno della competizione a 18 squadre con 4 retrocessioni. Dal campionato 2004/2005 le cose cambiano. Tutto ebbe origine nell’estate del 2003 per via del cosiddetto “caso Catania”. In una partita di Serie B 2002/2003 contro il Venezia, il Catania schierò Vito Grieco, in realtà squalificato per quel match. Il Venezia ricorse alla giustizia sportiva ed ottenne il 2-0 a tavolino che le consentì di salvarsi, mentre per il Catania perdere i punti di quella partita avrebbe portato alla retrocessione. Il Catania si appellò quindi al TAR, e fu seguita rapidamente da altre squadre che cercarono di tutelare le loro ragioni approfittando della situazione confusa (lo stesso Catania, inoltre, ricevette una vittoria a tavolino per motivi analoghi contro il Siena). A stagione già in corso, la FIGC stabilì quindi che sei squadre sarebbero state promosse contro le quattro retrocessioni previste della massima serie. La Serie A 2004/2005 ricevette quindi due squadre in più, ma ridusse inspiegabilmente il numero di retrocessioni a tre nonostante la classifica più lunga.

IL CONFRONTO

Partiamo da una prima evidente valutazione effettuata da Jacopo Piotto per SKY nel 2017 (https://www.ultimouomo.com/come-sarebbe-la-serie-a-a-16-squadre/). Le date sono quelle della Serie A 2018/2019, con l’aggiunta degli impegni nelle coppe europee e le pause per le nazionali. Una squadra che gioca le coppe probabilmente avrà molti giocatori impegnati in queste gare, e guardando il calendario si capisce come ciascuna di queste formazioni non potrà mai allenarsi a pieno organico per una settimana completa tra il 20 agosto e il 26 novembre, cosa che peraltro accadrà solo due volte entro il 31 dicembre, quando inizia la pausa invernale. Visto dalla prospettiva dei calciatori, significa giocare 29 partite in tre mesi. Il fatto che le settimane dedicate alle nazionali vengano chiamate “pause” a volte ci fa dimenticare che in realtà sono i momenti di maggior stress per gli atleti, che affrontano due partite in quattro giorni, e ci aggiungono magari un viaggio intercontinentale e un doppio adattamento al fuso orario.

Con una Serie A a 16 squadre si potrebbero eliminare 8 turni e, come suggerisce Piotti “Una scelta intelligente sarebbe toglierli dai periodi di maggiore attività dei calciatori e dai momenti decisivi per i club che giocano le coppe”. I primi turni a sparire sarebbero quelli infrasettimanali (nell’esempio mostrato 3), altri 3 potrebbero essere eliminati in prossimità degli impegni con le nazionali, in modo da consentire un recupero migliori ai giocatori a seguito di viaggi intercontinentali. I rimanenti due turni possono essere tagliati in prossimità di impegni importanti europei come ottavi, quarti o semifinali di Champions League. Con un sistema di questo tipo ci sarebbe la possibilità anche di effettuare eventuali recuperi.

MENO SQUADRE PIU’ EQUILIBRIO

Posto che in ogni caso la riduzione a 16 squadre non può da sola innalzare la competitività di un campionato (che dipende anche da altri fattori come gli investimenti in giocatori, personale tecnico e infrastrutture), con riferimento alle parole pronunciate da Infantino valutiamo i fattori che possono portare ad un maggior equilibrio le competizioni con un numero ridotto di squadre.

  • con meno squadre è più difficile allungare la classifica e generare distacchi elevati.
  • saranno limitate le partite a senso unico tra squadre di testa e squadre minori.
  • ridotti i match in cui non c’è niente in palio.

Da bravi ingegneri cerchiamo di giustificare scientificamente quanto detto attraverso l’indice di concentrazione di Hirschman-Herfindahl per l’equilibrio competitivo. La misurazione si basa sulla percentuale di punti di ogni singola squadra nella classifica finale: si sommano i quadrati della quota punti di ogni squadra e si divide il risultato per l’inverso del numero di squadre che partecipano al campionato. In questo modo, si possono confrontare valori anche di campionati con numeri di squadre diversi. In un campionato perfettamente equilibrato, in cui tutte le formazioni finirebbero a pari punti, l’indice (moltiplicato per 100 perché sia più leggibile) darebbe un valore 100. Ogni aumento denota una diminuzione dell’equilibrio. Prendiamo ora come riferimento la stagione 1987/1988 (16 squadre) e la stagione 2016/2017 (20 squadre). Il valore per la prima è 105,77 e, per la seconda, 114,30. Il campionato con meno formazioni quindi risulta evidentemente più equilibrato.

DIRITTI TV

Dall’analisi effettuata da Deloitte sul fatturato delle nostra società (citata nell’articolo sull’importanza degli impianti) i ricavi da diritti TV rappresenta per le società italiane una fonte fondamentale per la loro sostenibilità (61% per la SerieA, 53% Premier League, 48% Liga, 44% Ligue1, 31% Bundensliga). Risulterebbe facile intuire che con un minor numero di partite anche questi incassi subirebbero una variazione negativa ma, in realtà, ciò potrebbe non essere vero. Perche?

  • a fronte di un valore minore dei diritti TV, ci saranno meno squadre a dividersi i ricavi;
  • per le TV non sono tanto importanti il numero di partite ma gli slot televisivi da occupare (meglio due partite in orari diversi che 3 in contemporanea);
  • una SerieA più competitiva rappresenta un bonus. La commercializzazione dei diritti all’estero può essere effettuata a un prezzo maggiorato

In buona sostanza possiamo concludere dicendo che le TV pagano per avere partite appetibili. Ricordiamo inoltre che in caso il campionato sia equilibrato fino alle ultime giornate i tifosi risponderanno con la loro assidua e numerosa presenza negli stadi. Se poi aggiungiamo che molte società stanno cercando di investire in strutture per avere maggiori incassi da match day (riducendo la dipendenza economica da diritti TV) allora i risvolti positivi di una campionato a 16 squadre sono davvero da prendere in considerazione.

Il COVID19 se da un lato porterà risvolti negativi per l’economia mondiale compresa la Football Industry, dall’altra dà la possibilità di riprogrammare il futuro a patto che lo sguardo dei vertici del calcio vada ben oltre la possibile ripresa della stagione in corso. Si potrebbe avere lo slancio decisivo per rilanciare il calcio italiano.

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