Covid-19: impatto sullo sport

Qualche giorno fa nell’articolo “Il Calcio al tempo del Coronavirus”(https://ingegneriadelcalcio.com/2020/02/27/il-calcio-al-tempo-del-coronavirus/), ho sviluppato una piccola analisi sull’effetto del virus sul mondo del calcio valutando, in particolare, le perdite dovute allo svolgimento delle partite a porte chiuse calcolate come media a partita rispetto al fatturato annuo (caso Juventus). Probabilmente nessuno di noi pensava che, non molto tempo dopo, la situazione sarebbe peggiorata e che il rischio non fosse soltanto temporaneo. Ad oggi sono state sospese tutte le competizioni nazionali ed europee e, il mondo del calcio, si interroga su quali sono le misure necessarie alle diverse esigenze che, a seconda delle categorie sono valutate come primarie: salute pubblica, interessi economici. Per ora fortunatamente a prevalere è la salute di calciatori, tifosi e addetti ai lavori. Cercherò di mettere un po d’ordine tra i diversi studi effettuati per quantificare l’impatto economico del virus sullo sport.

Partiamo da un analisi più puntuale rispetto a quella fatta nell’articolo precedente, sviluppata da “Calcio e Finanza” (https://www.calcioefinanza.it/2020/03/06/danno-economico-partite-a-porte-chiuse-serie-a/). Lo studio ipotizzava lo svolgimento delle partite a porte chiuse come stabilito dal DPCM del 9 Marzo fino al 3 Aprile. Ad oggi il campionato è stato sospeso, le cifre sono riferite esclusivamente ad introiti da match day ma, non dimentichiamo che le forti misure restrittive attuate incidono anche su altri aspetti non contabilizzati.

Come possiamo notare nel calcolo sono incluse le partite delle società impegnate nelle coppe europee in particolare: Juventus-Lione, Inter-Getafe, Roma-Siviglia.

Per avere una visione di insieme del giro d’affari prodotto dall’intero movimento calcistico facciamo riferimento al primo report sulla situazione economica del calcio italiano presentato nel 2016 dalla FIGC (https://www2.deloitte.com/content/dam/Deloitte/it/Documents/consumer-business/CSfigc.pdf). ” L’obiettivo del report, sviluppato in collaborazione con Deloitte e grazie all’apporto del Dipartimento delle Finanze, Direzione Studi e Ricerche Economico-Fiscali del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e dell’ISTAT, è quello di determinare il valore economico del calcio italiano attraverso l’analisi del volume d’affari complessivo, dei costi totali e del valore economico prodotto dal settore, con la valorizzazione e l’approfondimento dei dati relativi ai diversi target di riferimento: federazione, leghe, società professionistiche e dilettantistiche delle diverse discipline calcistiche (Calcio a 11, Calcio a 5, Beach Soccer) a livello maschile e femminile”. In questo caso l’analisi ci offre una visione di insieme diversa dal primo studio che dà la misura del volume d’affari dell’intero movimento. ” Nel 2014-2015, il calcio italiano ha prodotto a livello aggregato un fatturato totale pari ad oltre 3,7 miliardi di euro. I campionati professionistici incidono per il 70% dei ricavi totali (quasi 2,6 miliardi di euro), quelli dilettantistici e giovanili per il 24%, con un dato pari a 913,3 milioni mentre i ricavi netti di FIGC e leghe calcistiche presentano un’incidenza pari rispettivamente al 4% (153,5 milioni) e al 2% (68 milioni)”. Sarà difficile predire la ripartenza delle competizioni ma, questi dati, possono darci la misura di cosa significhi bloccare il business del football.

Le ultime notizie ufficiali riguardano la riunione tenuta dalla Lega Serie A che, con una nota del 13/03 (http://www.legaseriea.it/it/sala-stampa/notizie/info/nota-lega-serie-a-4), ha chiarito l’intento di riprendere i campionati sospesi pur valutando primaria la salute di tutti i tesserati. Ha istituito un tavolo di lavoro per la gestione dell’emergenza del quale faranno parte rappresentanti delle società che discuteranno di: tematiche mediche, tecnico sportive, rapporti istituzionali e risk assessment (valutazione dei rischi) per le società e per la stessa Lega. Gli interventi dei vertici FIGC e UEFA hanno ipotizzato scenari futuri di ripresa o valutato criteri di assegnazione in caso di definitiva sospensione. Ogni scenario avrà conseguenze sia sui club, che sulle competizioni che si deciderà di proseguire a scapito di altre, le analizzeremo in seguito quando i documenti ufficiali renderanno note le ipotesi in campo.

Uno studio su tutte le discipline sportive è stato invece condotto dall’osservatorio SportClubby (startup innovativa che sfrutta i big data con l’obiettivo di portare le persone a fare più sport differenti) . Questo evidenzia come l’industria dello sport ha subito un calo di attività del 24% dall’inizio dell’emergenza. La chiusura di palestre e piscine ha portato ad un crollo delle prenotazioni di fitness (35%), spinning (42%) e nuoto (64%). Gli sport all’aperto hanno subito una flessione minore, con il solo tennis che registra un piccolo incremento (5%). Spostando l’analisi del calo dell’attività su base regionale, questo si fa tanto più evidente tanto più la popolazione ha percepito la consapevolezza del rischio di praticare sport. Questi dati sono certamente significativi se pensiamo che queste percentuali si ripercuotono inevitabilmente sul fatturato di tutte le attività coinvolte. Di seguito la tabella riepilogativa dello studio.

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