Il calcio al tempo del Coronavirus

L’argomento coronavirus è ormai il più discusso dai media, destando preoccupazione nell’opinione pubblica. Tralasciando le riflessioni personali sul giustificato o meno grado di allarme, anche il mondo dello sport ha subito le conseguenze dell’improvvisa epidemia che ha coinvolto l’Italia. La maggior parte degli eventi in programma in questi giorni sono stati rinviati o si ipotizza possano essere svolti in assenza di pubblico. Posto che la gestione delle emergenze in ambito aziendale è oggetto di studio per attuare politiche predittive è chiaro che, questo tipo di situazione, è un evento più unico che raro. La caratteristica di aggregazione che hanno tutti gli sport e, in particolare il calcio, cozza evidentemente con i principi anti-contagio descritti dal nostro Ministero della Salute. Cosa comporta allora il rinvio o la disputa di gare a porte chiuse? Perchè le società sembra accettino con riserva questa decisione, pur consapevoli che la salute pubblica abbia priorità assoluta?

Una prima riflessione riguarda il calendario ricco di impegni, soprattutto dei club cosiddetti grandi. Sono circa 50 le partite che una grande squadra sostiene in un anno (tra Coppa Italia, coppe europee e campionato), risulta così difficile posticipare un impegno senza essere di intralcio a periodi già pianificati ad inizio stagione. Si possono creare, quindi, situazioni in cui alcuni club sono penalizzati rispetto ad altri a causa di un elevato numero di partite concentrate in periodi cruciali per il destino della stagione.

Un secondo aspetto, probabilmente più importante del primo, è del tutto economico. Dall’analisi fatta nell’articolo sull’importanza degli impianti sportivi (https://ingegneriadelcalcio.com/2020/01/13/perche-gli-impianti-sono-importanti/) abbiamo notato come i guadagni da match day sono fondamentali per la gestione finanziaria di un club. Facendo riferimento alla società italiana che ha un fatturato maggiore (Juventus), notiamo come i ricavi riconducibili allo stadio di proprietà si attestano sui 51,2 milioni di € all’anno. Ipotizzando quindi le circa 50 partite sopra citate, di cui 25 in casa, è evidente che il mancato guadagno per partita a porte chiuse si attesta a circa 2 milioni di €. Possiamo inoltre individuare una relazione molto chiara che lega il numero di gare disputate e i ricavi:

+VITTORIE = +COMPETIZIONI = +GARE = +INTROITI

come possiamo intuire il numero di gare a porte chiuse, decisa a causa dell’emergenza che stiamo vivendo, incide non poco sui ricavi dei club, senza trascurare che l’assenza di pubblico comporta anche il completo annullamento del vantaggio di giocare circondati dal sostegno dei propri tifosi.

Resta il fatto che nessuna azienda può pianificare imprevisti di questo tipo. Se per la maggior parte di loro lo smart working può essere una soluzione, per lo sport non ci resta che sperare che lo stato di emergenza abbia presto fine e che si possa ritornare a fare il tifo negli stadi per la nostra gioia e quella dei club.

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